EMOZIONI NEL SILENZIO
Quel giorno il tramonto era stato magnifico, come se qualcuno avesse fatto arrossire il cielo, donando a chiunque uno spettacolo degno di un re. Il Sole, appena tramontato aveva ceduto il posto a una coltre di nubi che aveva offuscato le stelle e ne aveva intimidito la comparsa.
Ma la luce di un astro illuminava la notte come una lampada e coloro che camminavano lungo la strada avevano i brividi tanto il paesaggio era strano, particolare, misterioso. Io ero affacciata su quella strada e mi divertivo nel vedere i passanti che, inquieti, aumentavano la velocità per tornare al più presto a casa.
Ad un tratto, proprio quando meno me lo aspettavo, mi ero trovata in un altro luogo: ero sulla Luna, il mio Giardino Segreto.
Una nuvola di polvere bianca si sollevava ad ogni mio passo mentre mi avvicinavo a un cratere, una depressione sconfinata, immensa. La Luna nel mentre iniziava a prendere velocità, cadendo nel vuoto e facendomi perdere il senso dell'orientamento. A un tratto la montagna russa su cui ero salita si era fermata e, nonostante il cuore mi battesse all'impazzata, ero un po' dispiaciuta che quel fulmine si fosse fermato. Davanti a noi c'erano i lineamenti sfocati di un pianeta, che si erano definiti sempre più quando la mia testa aveva smesso di girare come una trottola.
Il pianetino, perché era veramente minuscolo, era di tutte le sfumature del blu. Sembrava fatto totalmente di acqua o di gas e mi ricordava il pianeta Nettuno. Molti puntini arancioni vi volteggiano sopra, dando l'idea di una coreografia. Guardandoli mi veniva da ridere, forse perché in tutti i miei viaggi con la Luna non avevo mai visto niente di più particolare.
Scesa sul pianeta, mi ero trovata circondata da alieni arancioni e, quando avevo notato che gli occhi di tutti erano puntati su di me, non mi ero sentita per niente a mio agio: era fastidioso come il rumore prodotte da una zanzara.
Ma la cosa più inquietante era il silenzio: non c'era nemmeno un bisbiglio come se lì la parola non esistesse.
E in effetti era così.
Quei personaggi alquanto particolari, quando per strada trovavano un conoscente si fermavano e restavano l'uno di fronte all'altro. Poi all'improvviso se ne andavano come dopo un litigio, fulminandosi con lo sguardo per poi ignorarsi completamente. In un attimo di distrazione ero andata a sbattere contro un alieno con due antenne da coccinella e qualche macchiolina blu sul viso.
Mi stava ancora squadrando da capo a piedi quando mi tese una mano palmata: io, diffidente l'avevo stretta.
Come se avesse percepito la mia paura e il mio sospetto, mi aveva guardato con occhi tristi e malinconici.
Poi aveva ricominciato a camminare a testa bassa come se si vergognasse. Presa dal senso di colpa lo avevo rincorso, mi ero posizionata davanti a lui e lo avevo guardato, ricominciando da zero la nostra conversazione silenziosa. Avevo compreso il modo di comunicare degli abitanti del pianeta Blu!
Il silenzio era carico di emozioni, domande e pensieri: una vera miniera per conoscere qualcuno, diversamente da come facciamo sulla Terra.
Guardando il viso dell'alieno vedevo la felicità brillare come un faro che si illumina per la prima volta.
Il nostro incontro sembrava essere durato pochissimo quando con dispiacere, avevo notato che la Luna iniziava a farsi trasparente, perlacea come se fosse un fantasma. Il regolamento per viaggiare con lei parlava chiaro: non ci si poteva prolungare oltre l'alba. A malincuore ero corsa via dal mio nuovo amico, lasciandolo di nuovo solo. “Tornerò”, era stato il mio ultimo pensiero.
Arrivata a bordo della Luna appena in tempo, avvolta da una nebbia bianca, ero
scomparsa e tornata nuovamente sulla Terra.
Non vedevo l'ora di rivedere il mio amico pur consapevole che era solo frutto della mia fantasia.
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